Quando sul tram c’era il bigliettaio
Una domestica viene derubata sull’autobus. Non avendo il coraggio di confessarlo alla padrona, accetta di farsi accompagnare dal bigliettaio Cesare, il quale la prende sotto la sua protezione. La ragazza, dopo alcuni tentativi, riesce a trovare un nuovo posto di lavoro. S’invaghisce poi del più caro amico di Cesare, il conducente Bruno, ma questi e costretto ad allontanarsi poiché richiamato alle armi.
Biografia di Aldo Fabrizi
Di modeste origini (la madre gestisce un magazzino di frutta e verdura in un popolare quartiere romano), debutta in un teatrino di periferia nel 1931, lavorando poi anche alla radio. Esordisce nel cinema in piena guerra, nel 1942, con il film di Mario Bonnard qui oggetto di recensione, ove riprende il personaggio del tranviere che già gli aveva fruttato enorme popolarità nella rivista. Ruoli e figure in precedenza interpretati alla radio od in teatro ripropone ugualmente, accanto ad Anna Magnani, in Campo De’ Fiori (1943), sempre di Bonnard ed in L’ultima Carrozzella (1943) di Mario Mattoli. Il successo internazionale però lo raggiunge - magistralmente diretto da Roberto Rossellini - nei panni di Don Pietro, il coraggioso sacerdote che protegge i partigiani in Roma Città Aperta (1945), pellicola che rivela appieno le sue doti drammatiche. Ancora nell'ambito del neorealismo trova parti interessanti in diversi film, da Vivere In Pace (1946) di Luigi Zampa a Prima Comunione (1950) di Blasetti: nel frattempo, come regista, dopo un’opera prima non banale come Emigrantes (1949), fa centro con La Famiglia Passaguai (1951), primo capitolo di una fortunatissima trilogia che lo vede pure protagonista. E’ sempre del 1951 Guardie E Ladri di Steno e Monicelli, in cui dà vita con Totò ad uno strepitoso duetto; l’anno seguente, è da segnalare la sua prova in Altri Tempi di Blasetti. L’attività registica, frattanto, prosegue con alterni risultati: si va dal delicato Una Di Quelle (1953), con Totò e Peppino De Filippo, ai più corrivi Hanno Rubato Un Tram (1954) ed Il Maestro (1958). Successivamente, è in teatro che licenzia le sue cose migliori (l’indimenticabile mastro Titta, il boia nel Rugantino di Garinei & Giovannini, stagione 1962-63), mentre al cinema si limita a comparire in titoli comici commerciali: fanno eccezione le partecipazioni a La Tosca (1973) di Luigi Magni ed all’intenso C’eravamo Tanto Amati (1974) di Ettore Scola. All’insegna di una commistione di toni comici e commoventi, il percorso di Aldo Fabrizi è stato personalissimo ed ha fatto di lui uno tra gli attori più significativi del dopoguerra.
(tratto dalle biografie di www.italica.rai.it)
Tecnica
Il video, proposto nell’originale 4:3, è stato restaurato davvero bene, anche se, sporadicamente, è possibile osservare piccoli disturbi e graffi; il contrasto e la luminosità, però, sono sempre corretti. Grazie all’uso di un disco a doppio strato, poi, si sono limitati al massimo gli effetti della compressione, che quasi non si fa notare. Saggia, infine, la scelta di non rielaborare inutilmente l’audio, che sarà anche rimasto il monofonico un po’ gracchiante dei tempi che furono, ma che focalizza perfettamente l’atmosfera anni ’40 del film.
Extra
Piacevoli ed interessanti, come da tradizione RHV:
- Presentazione originale
- Trailer Inglese
- Titoli inglesi
- Il tranviere
- Intervista audio ad Aldo Fabrizi
- Carosello
- Opuscolo pubblicitario dell’E.N.I.C.
Commento
Aldo Fabrizi, qui alla sua prima interpretazione cinematografica, firma anche la sua prima sceneggiatura ufficiale, scritta, oltre che col regista Mario Bonnard, con Piero Tellini, Federico Fellini e Cesare Zavattini. Il risultato è una bella commedia dolce e amara allo stesso tempo, che, come il seguente "Campo de’ Fiori" (sempre targato Bonnard/Fabrizi), anticipa i temi della grande stagione del neorealismo italiano. Il regime fascista, difatti, è ormai allo sbando nella disastrosa seconda guerra mondiale e l’epoca dei “telefoni bianchi” è finita per sempre. |