Trama
Ciad, 2006. Il governo ha concesso l’amnistia a tutti i criminali di guerra. Atim, sedici anni, riceve una pistola dalle mani di suo nonno per andare a cercare l’uomo che ha ucciso suo padre… Il ragazzo lascia il suo villaggio e parte per N’Djamena, alla ricerca di un uomo che neanche conosce. Lo localizza rapidamente: vecchio criminale di guerra, Nassara oggi si è sistemato, sposato ed è padrone di una piccola panetteria… Atim si avvicina a Nassara, gli fa credere di essere in cerca di un lavoro e si fa assumere presso di lui come panettiere apprendista, con la ferma intenzione di ucciderlo… Incuriosito dal comportamento di Atim nei suoi confronti, Nassara lo prende sotto le sue ali protettrici e gli insegna l’arte e il modo di fare il pane… Con il passare delle settimane, tra i due si crea una strana relazione. Malgrado la sua ritrosia, Atim sembra trovare in Nassara la figura paterna che gli è sempre mancata; da parte sua, Nassara scopre nell’adolescente un potenziale figlio ed arriva anche a proporgli un'adozione..
Stagione secca
Brandire la vendette col fuoco per dare un senso ad una vita di sofferenze e mancanze. Impugnarla, stringerla al petto fino a tal punto che il ricordo dei propri cari non si plasmi in veleno nelle proprie vene. Per quanto la redenzione o la vendetta siano gesti umani, risiede nella pistola lo strumento la vera potenza divina. Proiettarsi al di sopra delle leggi in un mondo privo di esse, martoriato dalla guerra civile la cui immagine dipinta nei volti di chi la vive, continua ad essere di un colore rosso sangue. Il film è il dramma di un giovane ragazzo, Atim (Ali Bacha Barkaï), privato sin dalla nascita dell'affetto paterno e motivato dalla sola vendetta. La giostra di emozioni si giocherà su taciti livelli, aridi e secchi quanto la terra che li ospita, ma duri e freddi come il cuore di un uomo incapace di perdonare. Perché Atim è un testimone diretto della brutalità della guerra. Il nonno cieco, il padre morto e l'assassino di quest'ultimo ferito alla gola, incapace quindi di esprimersi. Durante tutta la sequenza in cui la telecamera segue l'emotività del giovane sedicenne, si staglia grazie alla schiettezza della regia un profondo percorso psicologico, per certi versi noir per la sua oscura natura sentimentale.
Tutti i film partono dalla memoria di chi li scrive"
Il regista africano Mahamat-Saleh Haroun (Bye Bye Africa) dimostra senz'altro con Daratt un'intima maturazione artistica, che lo vede coinvolto sia sull'aspetto umano che su quello produttivo. Ma benchè il film miri alla riflessione virtuosa, all'esistenzialismo con gocce di realtà contemporanea, si perde durante il viaggio analitico tra primi piani metodici e in performance degli attori evidentemente non professionisti. Il risultato è un film semplice, indubbiamente sincero ma in continuo affanno. Premio speciale alla 63^ Mostra del Cinema di Venezia, Daratt confessa nell'intimità strutturale una compostezza forse fin troppo blanda, un montaggio sicuramente imperfetto e un cast disperso tra filosofia e realtà. Al di là di questo, si cela comunque la visione sentita di un regista volenteroso, il quale dipinge con tanto amore per l'arte, un racconto per immagini di indubbio fascino. |