Comprends-tu le français?
Nel cuore di Parigi si nasconde un terribile segreto mortale che l'ambasciatore Han si accinge a svelare: egli, infatti, è entrato in possesso di nuove prove relative all'organizzazione interna delle Triadi - la più potente e tristemente nota organizzazione criminale del mondo - e ha scoperto la vera identità di Shy Shen, il perno attorno al quale ruota l'intera organizzazione. Han è a Los Angeles e sta per testimoniare davanti ai giudici della Corte Penale Internazionale, quando viene messo a tacere dalla pallottola di un misterioso assassino; le Triadi sono disposte a tutto pur di conservare il prezioso segreto e solo una cosa potrebbe fermarli, o forse una coppia...
Fiction
Jackie Chan è un'icona, questa è una realtà sacrosanta; alla domanda "quale film attendete di più?", gli asiatici speranzosi replicano con l'ennesimo Police Story, mentre alla stessa richiesta gli ammiratori americani optano per Rush Hour. Due culture diverse, accomunate dallo stesso re dell'action-comedy: prevedibile quindi la reazione dei fan alla notizia di un capitolo conclusivo della trilogia diretta sin dalle origini da Brett Ratner. Un sequel che - spiega la produzione - non era affatto nei piani, ed è stata dunque l'incisiva pressione degli appassionati a "costringere" cast e troupe a prendere nuovamente in mano le redini del fortunato franchise. Così, sei anni dopo Colpo grosso al drago rosso, Jackie Chan e Chris Tucker si riuniscono sotto lo stesso tetto celebrando la saga campione d'incassi negli USA.
Palesemente indirizzata alle famiglie, la terza avventura dei due comici è davvero banalotta, superando addirittura i predecessori per scelte concettuali che rasentano l'assurdità: la trama, difatti, serve soltanto a giustificare le sequenze umoristiche e d'azione, trasformando situazioni spiacevoli in divertenti siparietti comici. Nelle gag, ovviamente studiate ad hoc per strappare più di un sorriso, trova più spazio il maestro dell'improvvisazione Chris Tucker, piuttosto che il campione delle arti marziali Jackie Chan: purtroppo è un dato di fatto che egli, da qualche anno a questa parte, non dimostri l'entusiasmo e l'energia di un tempo, e cominci a sentire il peso dell'invecchiamento fisico. Un Jackie Chan messo in ombra dalla strabordante ilarità di Tucker conferma, inoltre, un netto cambio di rotta verso una comicità verbale, con poche scene d'azione che, fra l'altro, non lasciano il segno.
Lieto fine
Di fatto questa scelta rende la pellicola una commedia classica e, se non fosse per il finale leggermente movimentato, il termine action potrebbe anche essere eccessivo. Non aspettatevi l'iperattività di Terremoto nel Bronx o la freschezza dell'immeritato insuccesso Pallottole cinesi: sebbene l'atmosfera parigina porti i due detective fuori contesto - stimolando la costruzione di personaggi ottimamente caratterizzati (vedi il tassista francese o il breve ma significativo cameo di Roman Polanski) - l'ultima commedia di Brett Ratner (Red Dragon, X-Men 3: Conflitto Finale) lascia un po' di amaro in bocca, sia perché non ci si riconosce nel format, sia perché la scintilla dei primi capitoli è ormai svanita.
La verità è che Rush Hour 3 si apprezza solo in parte, ma per i fan la visione resta caldamente consigliata; dopotutto il messaggio che da sempre caratterizza le pellicole di Chan viene riassunto, ancora una volta, attraverso l'intonazione grintosa di Edwin Starr con la sua "War, what is it good for? Absolutely nothing." Come dargli torto? |