Semper eadem
Elizabeth I è una serie televisiva sviluppata e prodotta tra il 2004 e il 2005, vincitrice di ben nove Emmy e tre Golden Globe. Il merito di tale riscontro è in parte riconducibile alla strabordante bravura attoriale di Helen Mirren: la sua Elisabetta è straordinariamente umana, debole ma altrettanto caparbia e consapevole.
Sul trono ormai da vent'anni, la regina vergine ha sempre evitato il matrimonio; tuttavia, il popolo richiede che si sposi perché l'Inghilterra abbia un erede. Non potendo puntare su Sir Lester, asseconda il volere della Corte conoscendo il duca D'Anjou, prossimo al trono di Francia, e da tale incontro - seppur politicamente studiato - nascerà comunque un forte legame, frenato soltanto dall'improvviso dietrofront della popolazione, contraria a un matrimonio con un francese (per giunta cattolico). Intanto Sir Lester, prendendo in sposa la contessa d'Essex, viene meno al vincolo amoroso con la regina, la quale lo bandisce dalla Corte per tradimento. Trascorsi sette lunghi anni, Elisabetta I viene condannata dal Papa come eretica, alimentando il desiderio dei cristiani di vederla morta: in effetti, al suo posto i gesuiti vorrebbero Maria Stuarda (cugina di Elisabetta), ma la sua firma nel complotto contro la regina sembra palese, e per questo viene decapitata. Nel frattempo l'insorgere delle potenze cattoliche - capeggiate dalla Spagna - mette alla strette l'impero britannico, costringendolo al contrattacco...
The Dark Age
Elisabetta I d'Inghilterra è senza dubbio un'icona storica di raro fascino: le sue molteplici apparizioni sullo schermo confermano il forte impatto che la sua storia ha suscitato sul vasto pubblico, e il serial televisivo diretto da Tom Hooper è un esempio lampante di fiction di estrema qualità, con un budget limitato per la televisione.
Grandangoli, primi piani sempre in leggero movimento, prolungati piani sequenza e altri movimenti di macchina ben studiati conferiscono alla produzione un taglio tradizionale che però, a tratti, intende osare, avvicinandosi alla grazia del film d'autore: costumi, scenografie (talvolta elaborate con l'ausilio della grafica computerizzata) e musiche intendono avvalorare tale ipotesi, dimostrando un'attenta analisi concettuale dietro ogni dettaglio. Attenzione posta non solo nell'impianto scenografico; i nomi degli attori si commentano da soli (Jeremy Irons è un'ottima spalla per Helen Mirren), e da soli bastano per comprendere la direzione artistica scelta dal regista per raccontare, ancora una volta, la storia di una nazione. Un'ottima sceneggiatura, inoltre, coniuga la magnifica performance di Helen Mirren con i conflitti amorosi del suo personaggio.
La rappresentazione è storicamente fedele, nonostante eviti l'approfondimento sulle annose questioni politiche: l'intento, infatti, è di raffigurare il potere - nel suo carattere di imperturbabile assolutismo - con profonda umanità. Elisabetta I, oltre che una figura di fascino e potere, era principalmente una donna dotata di particolare sensibilità, e il suo declino sentimentale collima alla fine nel pallido bagliore della notte, disegnato sul viso ormai stanco e affaticato di un personaggio in grado di raccogliere a sé un'intera nazione, senza però aver mai provato la gioia di un amore vero e proprio, da consumare in tutta la sua bellezza passionale.
Citazioni:
"Le uniche cose che si baceranno in questo affare saranno le penne degli avvocati con le carte degli avvocati"
"Se non sapete leggere il mio silenzio, allora siete niente"
"La cosa più difficile da governare è il cuore" |