I padroni di noi stessi
New York, anni Ottanta. Bobby e Joe sono due fratelli completamente diversi: il primo gestisce un night club di successo imboccando al contempo strade pericolose, il secondo è un poliziotto rispettabile, diventato il pupillo del padre dopo aver seguito le sue stesse orme professionali entrando a pieno titolo nell'arma. Rintracciato il boss Vadim, assiduo frequentatore del night club gestito da Bobby, la polizia spinge per catturarlo proponendo allo stesso Bobby di infiltrarsi nell'organizzazione per poi smantellarla dall'interno. La proposta cade, e a farne le spese sarà il padre, ucciso barbaramente dalla mafia russa. La tragedia porterà i due fratelli a collaborare a stretto contatto per cercare di smascherare i veri responsabili dietro al massacro...
Visioni sfumate
Joaquin Phoenix e Mark Wahlberg dovevano credere fermamente nel thriller poliziesco scritto e diretto da James Gray, per averci speso così tanto tempo e denaro: oltre a far parte del cast, infatti, ricoprono anche il ruolo di produttori. Phoenix è ormai il prediletto di James Gray: ha preso parte in The Yard e lo ritroveremo nel dramma Two Lovers, attualmente in post-produzione (Gray, in effetti, non è un regista molto prolifico, e la sua filmografia conta all'attivo solo tre pellicole in quasi quindici anni). Ma mettendo da parte numeri e trascorsi, la pellicola parte davvero molto bene insinuandosi all'interno delle vite private dei protagonisti, per mezzo delle quali lo spettatore viene calato in un contesto drammatico, composto da traffici illeciti e soldi facili. La trama segue una logica poliziesca piuttosto comune, fino a quando non scade nel fastidioso cliché di genere. Le interazioni appaiono rarefatte, la psicologia dietro ai personaggi si modella a seconda della situazione, senza una sua coerenza; il finale, telefonato, appare segno evidente della prevedibilità della pellicola, il cui interesse principale risiede nel far leva sui nomi coinvolti piuttosto che sull'originalità dell'idea. Di contro, le performance degli attori sono ottime, così come la fotografia che stabilisce un tono tetro e opprimente in perfetto stile noir; ma tutto ciò evidentemente non basta.
Fulgida notte
La BIM è solita distribuire pellicole di una certo valore artistico, pur consapevoli delle difficoltà di inserimento in un panorama come quello italiano, dedito ai cinepanettoni e ai finti drammi adolescenziali. I padroni della notte, curiosamente, segue una strada alternativa, quello dei classici thriller polizieschi senza macchia e senza lode, incapaci di rimodernare il genere pur sapendolo sviluppare con una certa dimestichezza. Un film rispettabile ma che sà di già visto. |