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SOPRAVVIVERE COI LUPI

Locandina Sopravvivere coi lupi Genere: Drammatico
Titolo originale: Survivre avec les loups
Nazione: Francia
Anno produzione: 2007
Durata: 90'
Regia: Véra Belmont
Cast: Benno Fürmann, Michèle Bernier, Marie Kremer, Guy Bedos, Lorna Vaconsin, Franck de la Personne, Marie Philipe, Mathilde Goffart, Paul Emile Petre
Produzione: Stéphan Films, Saga Film, Motion Investment Group
Distribuzione: VIDEA-CDE
Sceneggiatura: Véra Belmont
Musiche: Emilie Simon
Links: Sito ufficiale
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Tratto da una favola vera...
Quando i tedeschi invasero il Belgio, durante la Seconda Guerra Mondiale, un uomo e una donna destinati alla deportazione riuscirono a salvare la vita della loro bambina, affidandola a una rigida famiglia di cattolici. Misha - questo il nome della piccola, interpretata da una straordinaria Mathilde Goffart al suo esordio cinematografico - non riesce a inserirsi nel nuovo ambiente familiare, negando alla matrigna l'appellativo di mamma. Subirà diversi soprusi e umiliazioni prima di incontrare Ernest, un tenero e affabile signore che insegnerà a Misha a sopravvivere nonostante tutto. Ma quando i tedeschi invadono la fattoria del vecchio, Misha è costretta a fuggire nella foresta, percorrendo a piedi migliaia di chilometri all'estenuante ricerca dei suoi cari... Durante il suo vagare, però, fa amicizia con un branco di lupi, grazie ai quali troverà la forza di amare ed essere amata prima di riconciliarsi, finita la guerra, con la sua terra.
Tratto dall'autobiografia fantastica di Misha Defonseca (pubblicata in Italia da Ponte alle Grazie), un film riflessivo, etereo.

La luce soffusa della speranza
Vera Belmont, classe 1938, forte di una grande esperienza nel settore ma con soli cinque film all'attivo, firma una fiaba cruda, a tratti poetica e inconsciamente meravigliosa; madrina della conoscenza e figlia del realismo poetico di fine anni Trenta. Nell'uniformare la fiaba alla realtà storica della Seconda Guerra Mondiale, la regista francese infonde a ogni personaggio, attraverso le proprie psicosi, diversi spunti di riflessione che si specchiano nell'idea antisemita oggi. Un termine che giorno dopo giorno, stando agli eventi di cronaca quotidiana, non sembra volerci abbandonare, cambiando identità; ma come un camaleonte in gabbia, muta persistendo. L'animale viene rappresentato come un essere ben più consapevole dell'essere umano, e non come fenomeno circense (Free Willy, Flipper). La valenza della fiaba è oltretutto presente nell'incipit: il lupo gioca, uccidendo solo per necessità, mentre l'uomo animale fa la guerra. La sceneggiatura, sempre firmata dalla Belmont, si sofferma nella prima parte sul cambiamento socio-politico, fino a toccare dei lunghi silenzi interrotti da sporadici ululati. La sofferenza come chiave di volta per sopravvivere; nutrirsi di lombrichi e carne animale; precipitare nel fosso più profondo per avere la forza di scalare la cima e riprendersi quella luce che ci spetta di diritto: grazie a questi estremi la pellicola ferisce nell'animo, danzando tra le rime di un fiume invisibile che non vuole mostrare le sue trasparenze. Ma noi vediamo dentro Misha, la stimiamo e la adoriamo, ci commuoviamo per lei... E non fatevi distrarre dal ritmo altalenante, poiché ogni singolo fotogramma ha qualcosa da comunicarvi.
Magicamente poetico.

Vito Sugameli

INTERVISTA ALLA REGISTA VERA BELMONT

Qual è il suo rapporto con la realtà?
Belmont: Come in ogni libro o film c'è un misto di realtà e finzione. E' impensabile realizzare una pellicola di finzione senza che vengano apportate dei cambiamenti alla sua struttura narrativa, altrimenti avrei potuto fare un documentario. Non sapevo che Misha Defonseca (l'autrice del libro omonimo - ndr) avesse inventato di sana pianta la storia dei lupi, se non dopo l'uscita del film; tuttavia mentre leggevo il libro ho pensato che molti avvenimenti descritti all'interno fossero puramente immaginati. E' anche vero che a 25 anni l'autrice allevò realmente dei lupi, e tuttora vive in casa con tantissimi animali. Inoltre è bene tenere a mente che l'autrice ha scritto il libro ben sessant'anni dopo il corso degli eventi, per cui è plausibile che abbia mischiato verità e finzione anche per oscurare, con un tocco di inventiva, quegli anni orribili. Anch'io nel film ho aggiunto delle mie personali interpretazione, ed è giusto che sia così. Fa parte del processo creativo.

Cosa può dirci della bravissima bambina protagonista?
Belmont: Mathilde Goffart è straordinaria perché non sa di essere un'attrice. Sul set tutti avevano paura dei lupi, lei invece oltre ad abbracciarli li baciava come fossero suoi. Ricordo fece storie col padre perché voleva portarsene qualcuno a casa. Poi ai bambini non bisogna spiegare cosa fare: quando le facevo vedere cosa volevo da lei, mi imitava perfettamente mettendo sempre qualcosa di suo. Amo questa bambina perché non è né troppo carina, né brutta, un po' come Liv Ullmann in Viale del Tramonto. Ha un fascino e un magnetismo tutto suo, particolare.

Come mai ha scelto Emilie Simon per la colonna sonora?
Belmont: Mi ha affascinato quando ad un suo concerto la sentì emulare con la bocca i rumori di un ruscello. E' stato colpo di fulmine. Ho telefonato al suo agente e qualche giorno dopo abbiamo parlato di persona. Ha subito preso parte al progetto con grande entusiasmo, soprattutto dopo che le ho fatto vedere alcuni stralci della pellicola, si è commossa. Questo perché subentra l'identificazione.

C'è qualche esperienza simile che la accomuna alla storia?
Belmont: Anche io sono figlia di ebrei, ma ho avuto la fortuna di nascere in Francia, dove la gente era meno dura con noi rispetto alle popolazioni dell'est. Mio padre era russo e mia madre polacca. La vita di Misha Defonseca è stata molto più difficile di quanto non racconti il suo libro, nonostante abbia utilizzato tanta fantasia. Ho scelto la sua storia perché mi piaceva l'idea di raccontare, attraverso una favola, un evento così importante e toccante. E' un film sulla memoria, indirizzato a tutta la famiglia e soprattutto ai bambini. L'elemento dei lupi rappresenta l'aspetto poetico del film.

Circa la poesia, l'influenza di Truffaut è persistente...
Belmont: Ho lavorato tanto con Truffaut, in pratica ho iniziato con lui. La prima volta che sono stata a New York ero insieme a lui. Ricordo che un giorno, in albergo, andai a bussare alla sua porta per chiedergli se voleva cenare con me. Mi disse che aveva già ordinato. Allora gli chiesi se voleva fare un giro per la città, per visitare posti nuovi, vedere qualche mostra... Lui allora mi rispose di no, perché ce l'aveva già in testa. Quel giorno mangiai da sola. Le influenze sono sempre molto strane, ma la sua mi tocca particolarmente.

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I VOSTRI COMMENTI (3):

kairi-96 - bergamo - 14/08/2010
niente di particolare
tema:8
film:6

Voto: 6

123 - vrt - 02/02/2010
uno schifo

Voto: 3

vis - roma - 16/05/2008
Ma un "mozzico" e via... no?!?!?! Assurdo....
Voto: 3
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